Il caso GameStop: internet ha sfidato Wall Street. Ecco punto per punto cosa è successo

Da qualche giorno le azioni di GameStop sono finite sotto i riflettori. Il titolo GME è stato protagonista di una cavalcata impressionante a Wall Street, crescendo di quasi 20 volte nel giro di una decina di sedute di borsa. Il valore delle azioni di GameStop nella scorsa estate superava di poco i 4 dollari americani. Nella seduta odierna, nel momento in cui scriviamo, si aggirano attorno ai 400 dollari, dopo aver toccato i 500 dollari nelle contrattazioni pre-market. Una crescita sbalorditiva, per certi versi senza precedenti, difficile da spiegare e che coinvolge diversi attori protagonisti, Reddit ed Elon Musk tra gli altri.

GameStop: il titolo in borsa ai massimi di sempre, ma l’azienda non se la passa bene

GameStop ha forse trovato il sacro graal della profittabilità? E’ riuscita a sviluppare un vantaggio competitivo incolmabile rispetto alla concorrenza? Ha trovato la cura definitiva per la pandemia COVID-19? Nulla di tutto ciò, anzi è vero proprio l’opposto: la società non gode di ottima salute e anzi è quasi sull’orlo della bancarotta.

Com’è noto ai lettori, GameStop ha basato il suo business sulla rivendita di videogiochi nuovi e usati e per questo motivo sta entrando a pieno titolo nel grande girone delle vittime della transizione al digitale. In questa situazione la pandemia ha ovviamente giocato a sfavore: le misure di lockdown attorno al mondo hanno ovviamente portato meno pubblico nei negozi della società, che si è trovata a dover chiudere diversi punti vendita.

GameStop azioni

In uno scenario di questo tipo normalmente il mercato tende a “punire” le azioni dell’azienda, considerandole sopravvalutate rispetto al loro reale valore. Del resto il mercato si muove sulle aspettative future, e se per una società l’aspettativa è la bancarotta, è normale che il valore azionario tenda a muoversi verso il basso.

È qui che di solito entrano in gioco coloro i quali desiderano “vendere allo scoperto” o, come si dice in gergo, “assumere una posizione short”: si tratta appunto di scommettere sul ribasso del titolo azionario a scopo di profitto. Si tratta di operatività che è per lo più riservata ai grandi fondi speculativi.

Short selling o vendita allo scoperto: di che si tratta?

La possibilità di raccogliere profitto dal mercato azionario è infatti bidirezionale: se normalmente – e in maniera forse più intuitiva – si scommette al rialzo e cioè si acquista un titolo azionario di un’azienda per la quale si hanno aspettative favorevoli, con l’obiettivo di venderlo ad un prezzo più elevato ed incassare la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita, è possibile anche fare l’esatto opposto.

La vendita allo scoperto è proprio questa: vendere un titolo che non si possiede (prendendolo a prestito da un altro investitore) e riacquistarlo ad un prezzo più basso in un secondo momento anche in questo caso approfittando della differenza tra i due prezzi. Nell’operatività short l’operazione di acquisto si chiama, in gergo, “ricopertura”.

Traducendo tutto ciò in un esempio: un venditore allo scoperto prende in prestito da un intermediario un certo numero di azioni di un’azienda per rivenderle subito al prezzo di mercato, poniamo a 100 dollari. Successivamente, il prezzo delle azioni scende a 80 dollari per effetto di naturali movimenti di mercato.

In questo momento lo short seller acquista (si ricopre) le azioni e le restituisce all’intermediario. Il profitto per lo shortistà sarà di 20 dollari, al quale dovrà sottrarre una parte di interesse da corrispondere a chi gli ha prestato il titolo.

Ovviamente anche per gli shortisti esiste un rischio, ed è speculare a quello assunto da chi scommette al rialzo. Se questi ultimi, infatti, vanno incontro a perdite nel momento in cui il valore azionario cala, per gli shortisti è l’esatto opposto: perdono soldi se il valore delle azioni cresce. E dal momento che, almeno idealmente, il valore di un titolo azionario può crescere all’infinito è evidente che chi assume una posizione corta va incontro ad un rischio di perdita potenzialmente senza limiti.

Proprio per questo motivo l’operatività di vendita allo scoperto, che è di tipo puramente speculativo, è regolamentata in maniera rigida nella maggior parte delle varie giurisdizioni del mondo e nel pratico viene solitamente gestita in maniera molto “tranchant”: qualora il valore del titolo inizi a salire, lo shortista deciderà di ricoprirsi velocemente pur in perdita, per scongiurare una perdita via via maggiore.

Fatta questa noiosa ma indispensabile divagazione, torniamo a Gamestop: a fronte della situazione non proprio brillante dei suoi conti alcuni fondi speculativi, tra i quali, in particolare, Melvin Capital e Citron Researh, hanno deciso di scommettere al ribasso sull’azienda, aprendo una posizione di vendita allo scoperto. Nulla di “anomalo” fin qui, dal momento che è una pratica abbastanza diffusa nel mondo degli investimenti speculativi. Melvin Capital, però, non ha fatto i conti con il web, i giocatori e la forza che le comunità che nascono sulla rete sono in grado di esprimere.

Arriva WallStreetBets e con lui lo short squeeze!

È a questo punto che entra in gioco WallStreetBets, o WSB, un subreddit con 2,7 milioni di membri iscritti soliti a discutere di trading di azioni e opzioni. Le conversazioni sono quasi sempre dissacranti e provocatorie, infarcite di meme e di un modo di comunicare proprio dei social moderni. E il recupero di GameStop è partito proprio da lì, dove è scoccata la scintilla per una vera e propria operazione di rivalsa rispetto ai fondi di investimento.

GameStop azioni

Per contrastare le posizioni ribassiste, infatti, è partita una vera e propria campagna di difesa di GameStop con cui si è cercato di convincere il maggior numero di persone possibile ad investire sul titolo, senza rivendere le azioni in modo da farne crescere continuamente il valore.

Ma non solo, quando le azioni di un’azienda sono pesantemente “shortate”, com’era ed è il caso di GameStop, ecco che ci si trova davanti ad un terreno fertile per poter innescare ciò che viene chiamato in gergo come “short squeeze” e cioè un vero e proprio effetto domino: se si acquista un numero sufficiente di titoli per riuscire a spingere verso l’alto il loro prezzo è possibile costringere gli shortisti a ricoprirsi.

Ma, come abbiamo visto precedentemente, le ricoperture sono di fatto operazioni di acquisto e pertanto gli stessi shortisti contribuiranno a far aumentare il prezzo, obbligando altri shortisti a ricoprirsi e via di seguito. Da un certo punto di vista lo short squeeze è una situazione in cui chi ha assunto posizione corta diventa vittima e al contempo carnefice di se stesso.

L’innesco vero e proprio dello short squeeze è avvenuto lo scorso 21 gennaio e l’effetto domino, nel caso specifico di GameStop, è stato di portata tale da far vacillare la posizione di Melvin Capital, che si è vista costretta in una prima fase ad acquistare azioni di GameStop per compensare il rischio che si era assunto.

Melvin Capital ha finito per perdere il 30 per cento del suo valore rispetto all’inizio dell’anno mentre Citron Research ha dichiarato di aver chiuso la posizione ribassista con una perdita, per l’operazione, del 100%. Le perdite di questi due fondi sono miliardarie.

Nel frattempo, la storia ha prevedibilmente fatto il giro della rete e gli utenti di Reddit hanno ricevuto l’appoggio di influenti personalità come Elon Musk e altri famosi investitori. Musk ha pubblicato un tweet con un link che rimandava alla pagina di WallStreetBets e altri investitori hanno usato i canali social per annunciare il loro sostegno a GameStop, comprando a loro volta delle azioni.

Un vero e proprio polverone che arriva ai piani alti: attenzione anche dalla Casa Bianca

Inoltre, nel mirino degli antagonisti degli short seller sono finite altre aziende che versano in situazioni non proprio tranquille, come BlackBerry, Nokia e AMC, una catena di cinema multi-sala che, tra le altre, possiede Odeon Cinema e Uci Cinema. La faccenda ha sollevato un tale polverone che anche la Casa Bianca ha ammesso di seguirla con attenzione.

Nel frattempo, inoltre, stanno scattando le prime contromisure: il server Discord su cui i partecipanti di WSB si ritrovavano è stato bannato, mentre il subreddit è stato reso privato ed è rimasto tale per circa un’ora. “Siamo cresciuti in una maniera tale che non potevamo neanche sperare” si legge in un post dei moderatori di WallStreetBets. E proprio oggi Robinhood, una popolarissima app di trading negli Stati Uniti, ha sospeso l’operatività su GameStop permettendo solo ed esclusivamente la chiusura di eventuali posizioni aperte.

È difficile poter immaginare come possa finire questa vicenda: se da un lato è vero che la “squadriglia” di WSB abbia mantenuto le proprie posizioni contribuendo quindi alla crescita del valore del titolo Gamestop, di contro è pur vero che prima o poi qualcuno vorrà prendere profitto, innescando magari una nuova discesa del titolo.

Quel che è certo è che questa situazione dimostra ancora una volta la grande potenza della rete e in particolare della sua capacità di mettere a fattor comune le voci dei singoli. Sul mercato azionario si confrontano ogni giorno “mani forti” e “mani deboli”: le prime sono i grandi fondi di investimento e gli operatori istituzionali del mercato, le seconde sono i trader privati e i piccoli investitori. WSB e le dinamiche della rete hanno permesso, da un certo punto di vista, di invertire le parti.

Fonte: Hardware Upgrade

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